Go Design Week!
Mostra di Fiber Art
La mostra diffusa (il primo capito è esposto presso Carinarnica, Nova Gorica, il secondo e il terzo a GO! Center, Gorizia) presenta prospettive intersezionali che indagano l’utilizzo della Fiber Art in tre diversi ambiti tematici, che sono emersi naturalmente attraverso un’ampia e internazionale “interrogazione della comunità artistica” svolta per il progetto, proprio per aggiornare uno stato dell’arte sugli usi e tendenze più innovativi della Fiber Art.
Senza pretesa di esaustività, il complesso e controverso fenomeno del contemporaneo (tra sfruttamento economico ed ecologia, tra edilizia rigida e narrative storiche fluide, tra fenomeni intersezionali di colonialismo e di genere) viene catturato nella sua natura multiforme dall’occhio sensibile degli artisti attraverso il materiale tessile e le sue implicazioni archetipiche.
Le artiste e gli artisti in mostra reinterpretano i simboli del nostro tempo, esprimendosi su alcuni dei temi più caldi della contemporaneità.
La nuova visione, tra rinascimenti africani e sfide alle architetture di una storia intransigente, critica al consumismo ed evocazioni di cura, è tenuta insieme da fili rossi che si tendono ricucendo una memoria a rischio di estinzione, e permette al visitatore di entrare in contatto con esperienze universali valide in tutti i luoghi del pianeta.
CAPITOLO 1 – RED THREAD. Il filo rosso della fiber art
@Carinarnica (Nova Gorica)
Da Maria Lai a Chiharu Shiota, da Yinka Shonibare ai contemporanei del new dada, dagli artisti simbolo della nuova poetica visuale nativa americana fino all’arte digitale, a decine i cantori del nostro tempo hanno individuato nel filo rosso un elemento archetipico e universale, un simbolo che riporta l’osservatore a contatto con le sue esperienze personali di connessione.
Che sia “ll filo rosso del destino” (運命の赤い糸, Unmei no akai ito: leggenda popolare di origine cinese diffusa in Giappone, secondo la quale ogni persona porta, fin dalla nascita, un invisibile filo rosso legato al mignolo della mano sinistra che lo lega alla propria anima gemella) che sia il “filo rosso” inteso come legante della narrazione, elemento che tiene insieme le scene di una rappresentazione teatrale o i pezzi di un romanzo, o, ancora, sia esso il filo di Arianna, che conduce al di fuori di complessi labirintici, questo potente simbolo visuale è stato sovente utilizzato da artiste e artisti come sinonimo di “cucitura”, di legame causa-effetto e di relazione affettiva.
È proprio sul territorio transfrontaliero di Nova Gorica-Gorizia, prima Capitale Europea della Cultura che intende ricucire il tessuto urbano di due luoghi divisi forzosamente, che il tema del filo rosso assurge a metafora di cambiamento e immagine pregnante: non è una caso che il duo artistico Italo-Iraniano Mestriner & Moslemi abbia lavorato con il filo rosso in una performance collettiva proprio sul confine tra le due città, e, come dimostra la piccola ma preziosa silloge di opere presentate in questa sezione, il filo rosso è davvero molto presente nell’immaginario degli artisti locali e di quelli che hanno esplorato il territorio transfrontaliero e regionale – lo riscontriamo anche nelle opere di artisti che risiedono in altri luoghi del mondo con una simile storia.
Questa sezione della mostra raccoglie alcuni contributi contemporanei sul tema del filo rosso, anche desunti attraverso una call for artists dedicata a far circolare sul territorio allargato della Capitale Europea della Cultura i contributi di giovani artisti locali e internazionali.
MARTA LODOLA (Borgosesia, Italia, 1985, Vive e lavora in Germania)
COVERED
Opera video da performance (video, colore, suono, 3 min)
Il corpo femminile è al centro del paradosso: lo sguardo maschile lo vuole aderente ai parametri del “corpo ideale” (un modello imposto da ciò che dovrebbe essere l’attrattiva sessuale, stimolata con vigore, tra le altre cose, dalla società dei consumi), parametri che però non corrispondono a ciò che il corpo è effettivamente in natura.
Sovvertendo il canone del nudo femminile pittorico, che verte pressoché da sempre sulla svestizione della donna (da Prassitele, agli affreschi romani, fino alle veneri tizianesche, attraverso l’impressionismo e lungo tutto il ’900), l’artista opera una riappropriazione della propria autonomia attraverso la vestizione.
Consapevole del propagarsi del potere iconografico attraverso le epoche, Lodola ci offre la versione contemporanea di quella Susanna tante volte svestita e vessata dai vecchioni.
Nella sua performance l’artista avvolge progressivamente il suo corpo con un gomitolo di lana rossa, caricandolo di energia e significato mistico: il filo diventa come una seconda pelle, uno strumento di elevazione verso l’auto-conferimento del potere personale e un mezzo di de-colonizzazione dallo sguardo maschile.
Lodola recupera il colore come simbolo del paradosso: il rosso equivale a sensualità e pericolo.
La lana rossa è un materiale che ha un forte legame con l’abilità femminile: il movimento lento e implacabile di vestizione richiede cura, pazienza, determinazione.
THUTHUKANY MYEZA (Johannesburg, Sud Africa, 1996)
ME AS MY DAUGHTER DEATH + SIGNS OF MOURNING
2023-24, Manipolazioni tessili su foto d’epoca (collage, lana)
Nativo Zulu, video-artista e “visual historian”, Thuthukany si destreggia tra il collage digitale e la manipolazione manuale di foto d’archivio in quello che definisce “un processo non lineare”, e che considera anche come un vero e proprio processo di guarigione dal trauma storico.
La mostra ospita un dittico, composto da due pezzi tra loro in dialogo: Me as my daughters death, una manipolazione su foto storica che esplora il modo in cui il corpo della donna africana è ancora inquadrato dallo sguardo maschile come bene da sfruttare, a causa dell’interconnessione dei fenomeni patriarcali con il retaggio coloniale.
L’immagine fa un chiaro riferimento alle abusate pratiche di ammanettamento, retaggio coloniale ancora persistente in diversi luoghi del continente (non solo nel sud Africa post-apartheid, con una diffusa gravità anche in Congo), e contiene nel titolo una potente auto-critica al ruolo degli uomini africani nell’oppressione del genere femminile. Con il volto nascosto dal filo rosso, l’artista sembra alludere al contempo alla perdita di identità della vittima, ma anche alla necessità di tenere viva la memoria dei fatti violenti che hanno sfigurato il suo paese.
La stessa tecnica viene utilizzata per creare un collage digitale a partire dalle fotografie storiche periodo 1943-1945 rinvenute nell’archivio ANPI di Udine e gentilmente fornite dall’associazione: la giustapposizione della figura femminile con quella maschile, il linguaggio del corpo (umano da una parte, irreggimentato dall’altra) chiarisce la prospettiva dell’artista, che conferisce alla donna il ruolo di interprete divergente del fatto storico oppressivo.
L’artista, assistito dallo storico Federico Tenca Montini, ha compiuto la sua “residenza digitale” in FVG a giugno di quest’anno, e il nuovo pezzo sarà visibile in mostra in anteprima.
TAMARA MIHALIČ (Koper, Slovenia, 1995)
2025 – Opera prodotta in residenza per GO! DESIGN WEEK
Lana rossa, alluminio, fluttuazioni digitali
Una relazione visualmente rappresentativa tra la fluttuazione delle cripto-valute e gli andamenti della storia contemporanea: questa la ricerca materica di Tamara Mihalič, che durante la sua residenza a Gorizia-Nova Gorica l’artista ha composto attraverso metodi di esplorazione spaziale e sensoriale del territorio GO! 2025.
Il risultato è un “paesaggio immaginario” descrittivo del territorio transfrontaliero e dei suoi fluttuanti andamenti storici, spesso difficili da “tenere insieme” e visualizzare: il filo di lana rossa, in questo caso, assurge ad elemento che rende manifesti i passaggi della storia.
L’opera si colloca in quel filone di ricerche visuali che affrontano e materializzano il tema del digitale nel materico: tra queste, alcune, particolarmente rilevanti e capaci di precorrere i tempi, vennero mostrate nella celebre mostra “Talk To Me” del MoMA (New York nel 2011)[6].
CAPITOLO 2 – Memoria e produzione. Per una ribellione organica tra territorio transfrontaliero e rinascimento Africano
@Go! Center (Gorizia)
Squadrate architetture del periodo fascista convivono con elaborati stucchi viennesi e con echi brutalisti, nel territorio transfrontaliero e regionale.
La struttura fisica delle nostre città e i suoi panorami antropizzati, narrano una storia fatta di momenti non sempre democratici: il paesaggio carsico è punteggiato di siti sepolcrali, e quello della regione circostante di archeologie industriali che testimoniano l’industrializzazione di confine e la militarizzazione che vi è succeduta legandosi al tema dei regimi totalitari che hanno interessato l’area di confine.
La fiber art contemporanea, nei progetti di alcune artiste e artisti che l’hanno resa suggestiva evolvendone la pratica in installativa, sembra voler suggerire una nuova strada per rappresentare la memoria dell’area: una memoria organica, che trasforma architetture incombenti in strutture di filo, una memoria flessibile, in perenne equilibrio grazie alla duttilità del materiale, una memoria biofilica, aerea e sospesa che riporta l’osservatore a contatto con il mondo naturale (in antitesi a quello artificiale del consumo).
Nella piccola e preziosa selezione di opere ospitate in questa sessione della mostra, progetti e opere sul tema, create da artiste e artisti che sul territorio hanno lavorato, tratteggiando una netta polarità tra la rigida e massiccia ratio di sovra-produzione (tanto di costrutti architettonici che di processi industriali) e la logica organica e peritura dell’ambiente e dell’ecologia. I progetti presentano inoltre un alto quoziente di ricerca e di collaborazione con la cittadinanza e con le realtà che nel territorio affrontano la questione della produzione tessile – dalle aziende che utilizzano materiali riciclati per produrre tessuti, alle aziende agricole che ne coltivano le materia prime – valorizzando il patrimonio culturale e naturalistico dell’area.
Un parallelismo viene tracciato con il ruolo della fiber art nel panorama contemporaneo Africano: attingendo alle voci innovative del “Rinascimento Africano” la mostra propone opere e testimonianze video che rilasciano nello spazio tutta la loro carica simbolica, soprattutto ricorrendo all’incrocio del linguaggio videografico con quello tessile.
È così che la fiber art diviene uno strumento cardine per de-colonizzare l’espressione artistica e per ammorbidire di tratti organici le strutture -architettoniche e di pensiero- spesso rigide che hanno caratterizzato il ‘900.
Emergono infatti come punti di comunanza la critica alle pratiche produttive del fast-fashion – avvertita con urgenza in Africa e sentita come preoccupante nel nostro territorio – e, cosa ancor più preziosa, affiorano evocazioni poetiche, a suggerire soluzioni alternative e nuove interpretazioni per il mondo del tessile.
INÊS COELHO DA SILVA (1996, Portogallo)
RETRATO (vão, indo, indo, indo)
2020, installazione materica (microfibra riciclata, legno, filo, granelli di pepe)
Inês Coelho da Silva ha effettuato la sua residenza d’artista ad ottobre 2020 nella zona della Bassa Friulana e del Goriziano, producendo un’inedita opera d’arte con la collaborazione delle aziende Abitex e Miko Srl.
Invitata a fare ricerche sull’industria tessile del territorio, l’artista ha visitato Torviscosa – ex città aziendale fascista dove si produceva dapprima cellulosa per uso tessile, e poi negli anni ’60 il caprolattame, materia prima per le fibre ed i fili di nylon– osservando allo stesso tempo le modalità innovative con le quali l’industria contemporanea lavora oggi le fibre tessili.
Nella sua opera finale i tessuti forniti dall’azienda Goriziana Miko, produttrice di microfibra riciclata, fluiscono morbidi come la storia del territorio di confine, sostenuti da una struttura in legno che richiama l’architettura di Torviscosa. Ad un’osservazione più puntuale, si nota che l’intero sistema è sostenuto da due grani di pepe legati da filo bianco: simboleggiano forse l’operosità degli abitanti – secondo l’artista, infatti, “il pepe nero sostiene molti piatti locali allo stesso modo in cui le persone sostengono la vita delle loro città, così invisibili, eppure così importanti”.
THURAKELLA EDITHA GYINDO (1996, DAR ES SALAAM, TANZANIA)
THE SONG OF WATERS
2024, opera di videoarte/video installazione, 1 minuto e 30 secondi (Swahili, English, Kinga), Videographer: Emmanuel Gyindo
Ispirata dalla natura umana e dal suo adattamento al nuovo mondo in evoluzione, l’artista mette in discussione il preconcetto collettivo sulla produttività, unitamente all’influenza coloniale che lo ha trasportato in Africa, lavorando in chiave intersezionale sull’identità e l’appartenenza, le nuove forme di architettura e il tessile.
L’opera video The Song of Waters è un manifesto del suo pensiero, che collega il medium tessile alla natura e ai suoi processi, offendo uno sfondo percettivo alle opere in mostra.
DAMIEN AJAVON (1990)
BLACK CRAFT MATTERS
2023, Serie fotografica e materiale videografico retrospettivo
Artista e designer, originario di Senegal e Togo, trasferitosi in Scandinavia, dove, attraverso il legame con l’arte tessile, ha recuperato preziosi elementi di identità: un’identità fluida, che incorpora tradizioni africane ed elementi di esperienza tipici del nuovo contesto, che proprio attraverso l’arte tessile trovano punto d’unione.
Nel breve video e nelle fotografie, l’artista racconta il valore inscritto delle sue pratiche per la valorizzazione dell’identità Africana in diaspora.
WORKSHOP, TALK, LABORATORI, EVENTI SPECIALI: UN CALENDARIO DI EVENTI PARTECIPATIVI SULLA FIBER ART
Lunedì 10 marzo 2025 @Atelier creativo di Fogliano Redipuglia
LABORATORIO CREATIVO PER RAGAZZE E RAGAZZI 11+
Con l’artista Thurakella Editha Gyindo e le arte-terapeute di Comfort Zone
Ispirata dalla natura umana e dal suo adattamento al nuovo mondo in evoluzione, Editha mette in discussione il preconcetto collettivo sulla produttività, unitamente all’influenza coloniale che lo ha trasportato in Africa, lavorando in chiave intersezionale sull’identità e l’appartenenza, le nuove forme di architettura e il tessile.
A partire dall’incontro con l’artista, i giovani e le giovani partecipanti ne sperimenteranno le pratiche tra arte tessile in contatto con il contesto naturalistico locale.
Martedì 11 marzo 2025 @Atelier creativo di Mariano del Friuli
Vintage or Violence LABORATORIO CREATIVO PER RAGAZZE E RAGAZZI 11+
Con le artiste/attiviste Sedi Oluko Moche & Nikissi Serumaga (Uganda), e le arteterapeute di Comfort Zone
Un progetto multimediale esplorativo delle intersezioni tra colonialismo e produzione di rifiuti nel settore tessile – fast-fashion, inquadrato da una prospettiva panafricana, che vuole “decostruire, attraverso i tessuti, i modi in cui siamo abituati a ragionare ed evolverci in modo coloniale”.
Dove finisce il vintage e dove iniziano le violenze?
Una narrativa coinvolgente, spiritosa e informativa che decostruisce e spiega la complessità dello scarto tessile e dei suoi impatti sull’Africa, prendendo ad esempio il sistema per come influisce sull’Uganda, paese d’origine delle attiviste/artiste: i paesi occidentali possono scaricare tutti i loro vestiti usati in Uganda, per questioni di politica e di abitudine. Ma l’Uganda, parallelamente, seppur caratterizzata da una rinascita del design tessile, non può esportare vestiti senza pesanti e squilibrate implicazioni fiscali!
Nel laboratorio, elaborazione di fotografie, podcast e video a tema, per tracciare in modo critico e auto-riferito la rotta del proprio consumo tessile in famiglia e nella comunità.
Giovedì 13 marzo 2025 @Atelier creativo di San Pier d’Isonzo
Il filo rosso della “visual history”
LABORATORIO CREATIVO PER RAGAZZE E RAGAZZI 11+
Con l’artista Thuthukani Myeza le arte-terapeute di Comfort Zone
Nativo Zulu, video-artista e “visual historian”, Thuthukany si destreggia tra il collage digitale e la manipolazione manuale di foto d’archivio in quello che definisce “un processo non lineare”, e che considera anche come un vero e proprio processo di guarigione dal trauma storico.
A partire dall’incontro con l’artista, i giovani e le giovani partecipanti ne sperimenteranno le pratiche tra arte tessile, storia personale e collettiva.
Venerdì 14 marzo 2025 @Atelier creativo di Capriva del Friuli
LABORATORIO CREATIVO PER RAGAZZE E RAGAZZI 11+
Con L’artista e designer Damien Avajon
Artista e designer, originario di Senegal e Togo, trasferitosi in Scandinavia, dove, attraverso il legame con l’arte tessile, ha recuperato preziosi elementi di identità: un’identità fluida, che incorpora tradizioni africane ed elementi di esperienza tipici del nuovo contesto.
L’artista incontrerà il gruppo di lavoro, raccontando il valore inscritto delle sue pratiche per la valorizzazione dell’identità Africana in diaspora, e le arte-terapeute di Comfort Zone aiuteranno i partecipanti nell’esperienza diretta delle pratiche artistiche di Damien.
Sabato 15 marzo 2025, per il finissage della mostra, un itinerario conoscitivo e di visita guidata tra Gorizia e Nova Gorica:
@ Carinarnica sede della mostra “Read Thread”
Dalle 9.00 alle 17.00: Visite guidate gratuite con Tamara Mihalič, artista in residenza
(per tutta la famiglia – fruibile in più lingue)
Evento gratuito su prenotazione, si accolgono piccoli gruppi.
@ GO! Center – in cortile (caso pioggia: Sala Kubo 1° piano)
Ore 10.30: “Breakfast with the artists!” / Ripening
UNA CONVERSAZIONE, PER COLAZIONE, CON LE ARTISTE VITA IVIČIĆ (NOVO MESTO, SLOVENIA, 1990) E MATEJA KAVČIČ (1970, NOVO MESTO, SLOVENIA)
(evento per tutta la famiglia – fruibile in più lingue)
L’installazione spaziale Ripening (2022) ci ricorda che senza l’energia solare non ci sarebbero tessuti e, di conseguenza, abiti realizzati con materiali naturali: in passato, questi sono stati la chiave per la sopravvivenza e per lo sviluppo dell’umanità (tutto avrebbe fatto pensare che in quanto a pratiche di tessitura, avremmo seguito l’esempio dei nostri antenati, e invece…).
L’opera coniuga il concetto ecologico con l’idea di impermanenza e transitorietà.
Il pavimento dell’opera è costituito da “pioli” di legno che sono stati esposti alle intemperie per molti anni, i fili di lino, filati a mano rappresentano i raggi del sole, e sono stati coltivati nei campi dei Carpazi Bianchi nell’estate del 2022, in collaborazione con l’azienda agricola Razstresen di Roma e del Paesaggio Parco Kolpa (facendo rivivere le tradizioni della produzione di biancheria fatta in casa e il rispetto del patrimonio etnografico e culturale della Belokranjska, più di 80 cittadini e cittadine vi hanno partecipato).
Questo evento è gratuito, adatto a tutte le età e disponibile in più lingue. Si consiglia la prenotazione per partecipare: godesignweek2025@gmail.com
Durante la colazione con le artiste, intervistate da Zala Orel, curatrice di BIEN – Biennale di arte Tessile di Kranji, un racconto del progetto, in dialogo con chi parteciperà all’incontro.
Saranno inoltre conferite le anticipazioni dei prossimi eventi del progetto BIEN, progetto ufficiale del Bid Book di GO! 2025
@ GO! Center – in cortile (caso pioggia: Sala Kubo 1° piano)
Dalle ore 9.00 alle ore 13.00: “Threading & REPAIR-A-THON” con Saša Nemec
UN’AZIONE DI RAMMENDO COLLETTIVA (per tutta la famiglia – fruibile in più lingue)
Rammendare (ing. “threading”, riparare: un’azione che esplora il modo in cui le pratiche artistiche collaborative, quando guidate attraverso una lente di cura dal sapore femminista, possono informare e aprire nuove riflessioni condivise.
Per il finissage della mostra, le cittadine e i cittadini sono chiamati a fare qualcosa di concreto, partecipando ad un’inedita interazione collettiva: incoraggiati a portare i propri oggetti per ripararli o rammendarli gratuitamente nel cortile di Go! Center, dove l’artista-attivista li aspetterebbe con ago, filo, macchina da cucire, conversazioni sull’ecologia, video e render digitali.
Un “evento di riparazione gratuita” in cui l’atto del rammendo si trasforma in una pratica artistica comunitaria che fa emergere storie personali, emozioni e forse anche cambiamenti di mentalità.
Questo evento è gratuito, adatto a tutte le età e disponibile in più lingue. Si consiglia la prenotazione per partecipare: godesignweek2025@gmail.com
SCARICA LA BROCHURE



















