Il progetto
Peripheral Memories giunge alla sua ottava edizione, consolidando un percorso iniziato otto anni fa con l’obiettivo di favorire la contaminazione tra produzione culturale, tessuto manifatturiero e comunità locali del Friuli-Venezia Giulia. Ideato e promosso dall’associazione IoDeposito, il progetto ha coinvolto nel tempo circa 20 artisti contemporanei e altrettante aziende, creando veri e propri “nidi” creativi capaci di valorizzare la storia del territorio attraverso pratiche artistiche co-produttive.
Per l’edizione 2026, l’indagine si concentra su una transizione storica cruciale: il ruolo dell’essere umano all’interno dei sistemi produttivi, sospeso tra la persistenza delle dinamiche fordiste e l’avvento dell’automazione e delle intelligenze artificiali. L’arte si inserisce in questa fessura per interrogarsi sul valore del tempo, della cura e del pensiero creativo, eleggendo il legno — materia antica, viva e nodale per l’economia della regione — a terreno d’elezione e di riscatto poetico.
Durante le residenze, gli artisti si sono immersi nella vita quotidiana delle fabbriche, dialogando con i lavoratori e traducendo visivamente e acusticamente l’esperienza vissuta in opere site-specific di straordinaria potenza evocativa.
Gli artisti e le opere in esposizione
Marta Azparren: Diario di Fabbrica
Marta Azparren è un’artista visiva spagnola la cui ricerca si muove agilmente in un territorio ibrido tra il cinema sperimentale, le arti performative e il disegno. Laureata in Belle Arti alla UCM di Madrid e con un master in Studi su cinema e audiovisivo contemporaneo alla UPF di Barcellona, Azparren ha costruito la sua intera traiettoria artistica attorno a una rigorosa “documentazione dei margini”. Il suo sguardo si sposta deliberatamente da ciò che è comunemente visibile per concentrarsi sul vuoto lasciato dall’assenza, sul valore estetico e concettuale dello scarto, e su tutto ciò che accade nell’ombra dei processi creativi e produttivi.
La sua poetica in residenza si nutre di una profonda riflessione politica che mette in dialogo lo sguardo cinematografico di Roberto Rossellini in Europa ’51 con il pensiero filosofico di Simone Weil sull’alienazione operaia del sistema fordista. Azparren individua un parallelismo acuto tra la catena di montaggio industriale e la condizione dell’artista contemporaneo oggi: l’industria culturale ha ereditato i ritmi precari e ripetitivi della vecchia fabbrica, trasformando la produzione di sogni e immaginari in una nuova, sofisticata routine.
Entrando nello stabilimento di New Life a San Giovanni al Natisone, l’artista compie un atto di resistenza poetica. Se Simone Weil sosteneva che il rumore, la velocità e la ripetizione impedissero l’atto stesso del pensare in fabbrica, Azparren utilizza quegli stessi elementi per innescare una presa di coscienza e una riscoperta del corpo umano al lavoro. Attraverso l’incontro con un’azienda in cui la tecnologia si fonde con il recupero di una dimensione artigianale del fare, l’artista documenta il “lavoro invisibile” dei lavoratori, riscattandone la gestualità quotidiana sulla materia lignea.
Diario di Fabbrica: Rossano: Un imponente pannello di legno di faggio carbonizzato mediante l’uso di una fiamma ossidrica, tecnica che evoca la memoria delle foreste affumicate. Su questa superficie, l’artista ha impresso centinaia di segni ripetuti per ore indossando guanti da lavoro dotati, su ciascun polpastrello, di un incisore elettrico. I solchi tracciati riproducono fedelmente il gesto artigianale di Rossano durante la fase di levigazione di una spalliera di legno, trasformando la materia in un archivio vivente e permanente della sua fatica quotidiana.
Diario di Fabbrica: Valnea & Alessio: Coppia di opere in cui grafite e schienali di sedie in legno non trattato dialogano per rendere tangibile la traccia del corpo. L’artista ha utilizzato guanti da lavoro modificati con mine di grafite da 0,5 cm sulla punta di ogni dito, ripetendo per ore i gesti meccanici di levigazione dei montanti e degli schienali eseguiti in fabbrica da Valnea e Alessio. L’opera si fa sismografo emotivo e corporeo, registrando la precisione, lo sforzo fisico e lo scorrere del tempo sul legno grezzo.
I Laboratori Co-Creativi: La dimensione relazionale della poetica di Azparren si è estesa al territorio attraverso la collaborazione con le arte-terapeute di Comfort Zone. I laboratori hanno coinvolto gli studenti degli Istituti Comprensivi “Della Torre – Verni” di Fogliano di Redipuglia e “Celso Macor” di Mariano del Friuli, i quali hanno sperimentato la spazialità e l’automatismo dei propri gesti quotidiani lasciando tracce di polvere di carbone su ampie superfici.
In un percorso speculare, anche la dirigenza e i collaboratori di New Life si sono messi in gioco in prima persona, ripercorrendo le gestualità storiche dei fondatori dell’azienda sulle sedute di classici sgabelli in legno e su scarti di produzione grezzi tramite i guanti modificati con mine di grafite. Un’azione collettiva che dimostra come l’atto ripetitivo possa smettere di essere una routine alienante per farsi espressione intima, impronta emotiva e disegno consapevole.
Guido Mitidieri: Cose di Casa
Nato a Firenze nel 1990, Guido Mitidieri è un architetto e artista concettuale la cui ricerca si struttura in un costante, intimo “corpo a corpo” tra architettura, Land Art e filosofia esistenziale. Nato a ridosso della caduta del Muro di Berlino, Mitidieri ha sviluppato fin dall’infanzia una profonda urgenza di indagare le dinamiche dei confini, dei conflitti e della vulnerabilità dell’essere umano. Dopo la laurea in Architettura a Firenze, ha perfezionato la sua formazione in Finlandia, frequentando il prestigioso Wood Program dell’Aalto University e collaborando con il celebre Casagrande Laboratory a progetti di “agopuntura urbana”.
A partire dal 2019, la sua pratica si è focalizzata sulla land art all’interno dei boschi scandinavi, dove ha iniziato a mettere in discussione l’approccio puramente utilitaristico e politico del fare costruttivo. Questa ricerca lo ha spinto ad accostare la creazione di installazioni spaziali a temi universali quali la fragilità della vita, il bisogno di rifugio e la volontà di salvezza. Per nutrire ulteriormente questo percorso, nel 2021 ha conseguito a Padova un Master in Death Studies diventando tanatologo: un background unico che conferisce alle sue opere una forte tensione spirituale ed esistenziale, basata sulla fede antropica nella capacità delle cose di trasformarsi, accogliere il tempo e diventare altro da sé.
La sua poetica per Peripheral Memories affronta il paesaggio carso e fluviale non come risorsa inerte da sfruttare, ma come spazio sacro e di coesistenza. Attraverso il dialogo attivato dal Cluster Legno Arredo Casa FVG, Mitidieri ha unito la sua progettualità architettonica alla maestria della filiera locale. L’opera si serve dell’uso dei “buccioni” — la corteccia e la parte più grezza ed esterna del tronco fornita da Domini Legnami — per recuperare il legame profondo tra corpo, materia naturale e territorio di confine.
Cose di Casa (Installazione partecipata a Sagrado): l’opera viene realizzata in residenza sul territorio dal 5 al 10 luglio 2026. Attraverso un cantiere collettivo condotto con i giovani e le ragazze dei laboratori Comfort Zone di Sagrado, Mitidieri erige una struttura che esplora l’archetipo della casa come nido e barriera protettiva contro il perturbante selvatico. Intrecciando rami, canne d’Isonzo e scarti lignei, l’artista e i partecipanti danno vita a un’architettura spontanea e permeabile, che lascia sul territorio la traccia tangibile della memoria di un gesto collettivo e della cura reciproca.
Come raggiungerla: L’installazione si trova sulla sponda del fiume Isonzo di fronte alla diga, sotto il ponte di Sagrado. Per accedervi, il punto di riferimento principale cercabile su Google Maps è il “parcheggio del ponte a Sagrado”.
In Mostra a Trieste la genesi e la vita dell’installazione di Sagrado sono rappresentate attraverso un video documentario dedicato, affiancato dalle fotografie di land art Order is (2018) e Deriva (2021), e dai cortometraggi L’essenza dell’errore (manifesto sul valore della simmetria e del gesto replicato come catena di montaggio interiore) e Il cuore della foresta – Metsan Sydamessa.
Yilin Zhu & Matteo Bernardini: Inheritage
Installazione sonora generativa in cui l’intelligenza artificiale non sostituisce l’uomo, ma agisce come un “microscopio acustico”. L’opera campiona i rumori industriali ma, soprattutto, i suoni degli alberi che circondano gli stabilimenti produttivi. Questa presenza sonora naturale si trasforma in una costante nota di fondo che ripristina idealmente quegli elementi boschivi che storicamente hanno ceduto il passo all’antropizzazione e alle fabbriche.
Nemanja Milenković: Mrtva Priroda (Natura Morta)
Un’installazione ambientale che decostruisce i canoni della natura morta classica per accendere uno sguardo etico e critico sullo sfruttamento e lo spreco delle risorse naturali. L’opera rende fisicamente percepibile questa riflessione attraverso l’uso di una quantità di sale marino pari esattamente al peso di un cervo friulano, invitando lo spettatore a ridefinire il proprio rapporto con la natura e con ciò che consideriamo scarto.
Peripheral Memories 2026 si configura così come un archivio vivo e in evoluzione: attraverso l’uso del legno, del carbone, del sale e del suono generativo, gli artisti in mostra non si limitano a documentare i processi manifatturieri del Friuli-Venezia Giulia, ma compiono un atto di restituzione alla comunità locale. In un’epoca di transizione, in cui l’automazione digitale ridefinisce costantemente i confini dell’agire umano, la mostra ci invita a riscoprire il valore del gesto artigianale, dell’imperferzione e della cura del vivente. Le opere esposte – siano esse nate nel silenzio della fabbrica vuota, sulle sponde selvatiche dell’Isonzo o nei laboratori condivisi con le nuove generazioni – diventano “nidi” di creatività e resistenza emotiva, ricordandoci che l’industria e il paesaggio non sono mondi separati, ma spazi di coesistenza che l’arte può ricucire e umanizzare.
INFO UTILI
Sede della mostra: La Foresta in Città, via Giusto Muratti 1, Trieste
Periodo di apertura: Dal 6 giugno al 31 agosto 2026 (chiusura estiva 9: 10 – 21 agosto)
Orari: lun – ven dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00
Ingresso gratuito
Installazione “Cose di Casa”: Sponda dell’Isonzo sotto il ponte di Sagrado (GO), visibile liberamente a partire dal 10 luglio 2026.
Promosso da: IoDeposito In collaborazione con: Cluster Legno Arredo e Sistema Casa FVG – Società Benefit, Legno Servizi – Cluster Forestale FVG, New Life Srl, Domini Legnami Srl.
Con il sostegno di: Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.








