PRISONERS Installazione diffusa di arte pubblica, by Joshua Cesa

25.01.2017 | Notizie

24.06.17 / L’installazione sarà fruibile presso il MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove (via Prenestina 913, 00155 ROMA) / per l’occasione, una visita all’opera con l’artista.

L’installazione Prisoners scaturisce dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo. partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, si innesca una riflessione sull’idea della reclusione, costante invariabile e implicazione di tutti i conflitti, che ha impattato sulla sfera quotidiana e al modo in cui oggi percepiamo il mondo.

Installate nello spazio del MAAM-Museo dell’Altro e dell’Altrove, le strutture cubiche poste a terra, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine dei numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita.

L’imbattersi casuale nelle opere, induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del passante e la condizione esasperata, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, del prigioniero, risvegliando così una preziosa – seppur scomoda – memoria storica, in un luogo nel quale l’opera potenzia il proprio messaggio di riflessione sulla prigionia come scomodo lascito dei conflitti del ‘900.

Un contenitore come metafora di tutte le reclusioni, non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma anche a quelle sommesse, in un tempo in cui l’uomo è soprattutto prigioniero di sé stesso. Quali sono dunque i confini di una cella? I lati dei cubi ne rappresentano forse il limite fisico e intrinseco del nostro essere nel mondo, il video in movimento può rappresentare invece l’aspirazione ad affrancarsene. Due linguaggi convivono in un’opera: la fissità e la perfezione della figura geometrica, unita ai gesti disperati e imperfetti di chi sa di non potersene liberare né di poter essere ascoltato. È questa la prigione, senza prospettive, che l’artista racconta rivisitando uno scenario di uomini carcerati/carcerieri, come quello di cento anni fa, quando l’Europa si presentava come una grande prigione a cielo aperto, con più di 15 milioni di persone incarcerate in prigioni di guerra, e altrettante intrappolate nelle loro case occupate, nei campi di evacuazione e di lavoro forzato. I cubi sono contenitore e contenuto, e ciascun prigioniero è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Percorrendo le vie della città si incontrano, quasi per caso, questi racconti. Quando dopo a qualche ora l’installazione tace, spariscono i volti e, insieme a questi, la loro storia. Un’opera multimediale che quotidianamente muore e quotidianamente rinasce insieme a chi la abita.

L’installazione si manifesta ai passanti in modo inaspettato, induce un pensiero primordiale forte e disperato che rammenta a ogni uomo che il proprio stato naturale è la libertà.

In collaborazione con MAAM

Brochure Roma

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