SACER ESTO

18.01.2018 | Notizie

SACER ESTO – Esposizione speciale della tela di Mircea Ciutu “Reeducation”, presso l’Atelier Montez di Roma.

Inaugurazione: sabato 6 aprile alle ore 18.30 @Atelier Montez, via di Pietralata 147/A, Roma

La mostra è visitabile dal 6 al 20 Aprile, dal martedì alla domenica dalle 18.00 alle 22.00, presso l’Atelier Montez in via di Pietralata 147, 00158 Roma. Visite guidate disponibili tutte le mattine su prenotazione dalle 10.00 alle 13.00. Ingresso gratuito, per info e prenotazioni: giulia.dipaola@iodeposito.org, federica.ceci@iodeposito.org / +393246636739  +393334682302

 

Sono homini sacri, i giovani smarriti e straniati di Mircea Ciutu, artista che porta in sé, profonda, l’eco della propria terra. Nato nel 1989, alla fine della crudele dittatura di Ceausescu, ne custodisce vivida memoria, che rappresenta, quale costante, nella propria opera.
Homini sacri le figure di Reeducation, portatrici solo di nuda vita, nessun diritto e neppure nessun dovere, creature che vagano in attesa che qualcuno, chiunque, tolga loro anche quella sola nuda vita che ancora posseggono. Non c’è sanzione per chi uccide l’homo sacer. La sacertà, ossia la maledizione nella Roma arcaica, diviene la sacralità delle vittime di ogni conflitto o tirannide.

Nell’ex periferia romana di Pietralata, ormai attratta dal moto centripeto di una capitale che cresce, si diversifica e si globalizza, presso l’Atélier Montez, architettura industriale rigenerata e divenuta spazio di aggregazione artistica, verrà esposta Reeducation, tela di dimensioni possenti: la pala di un altare laico che contiene e fonde la contraddizione del sacro e del maledetto, incorporando nella pittura di gesto e nelle sue paste alte una prospettiva poli-focale sulla dittatura romena.

 

Mircea CiutuSketches for "reeducation"
Mircea CiutuSketches for "reeducation"
Mircea CiutuSketches for "reeducation"
Mircea Ciutu"reeducation" (detail)
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Mircea CiutuReeducation, acrylic
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Mircea Ciutu"reeducation" (detail)
Atelier MontezRoma
Atelier MontezRoma
Atelier MontezRoma
Manca Bajec Venezia 2

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Con la formula solenne “Sacer esto”, contenuta nelle XII Tavole – prima fonte scritta del diritto romano – veniva comminata, nella Roma Arcaica, la gravissima sanzione della sacertà. Ne veniva colpito colui che si rendeva responsabile di aver turbato la pax deorum, ossia l’armonia che sempre doveva connotare i rapporti fra gli uomini e gli dei. Le azioni che portavano alla sacertà erano, in genere, quelle percepite come maggiormente offensive per l’ordine prestabilito. Tuttavia, sin da epoca molto risalente, esisteva anche una sacertà di fatto che connotava lo straniero o comunque il diverso: l’homo sacer, ritenuto impuro, non era titolare di alcun diritto e indegno di qualsiasi dovere, era uccidibile ma non sacrificabile; chiunque uccidendolo rimaneva impunito e l’homo sacer non poteva essere giudicato dai tribunali né immolato in sacrificio, stante appunto l’impurità che accompagnava tale status.

La condizione di sacertà, per le sue peculiarità, ha impegnato, a lungo, anche il pensiero filosofico che si è spesso interrogato sui limiti e sulle trappole che legano il diritto alla vita e, sulla scorta dei saggi di M. Foucault e W. Benjamin, il filosofo contemporaneo Giorgio Agamben le ha intitolato una sua recente opera (Homo sacer, Bompiani, 2005). L’homo sacer, titolare di sola nuda vita ed escluso dalla vita politica – contrapposizione fin da Aristotele fra zoè e bios – configura, secondo Agamben, il paradigma biopolitico originario attraverso il quale la vita umana è stata catturata dal diritto sotto forma di eccezione e il diritto, o per meglio dire chi il diritto pone, mostra tutta la sua straordinaria potenza nella possibilità di decretare l’eccezione sulla vita umana. Proprio per questo, afferma ancora il filosofo, questa condizione appartiene non solo alla Roma Arcaica, bensì a tutti i tempi, ed esempi nella storia contemporanea, ne sarebbero i campi di sterminio nazisti.

L’opera Reeducation di Mircea Ciutu evoca, con immediatezza, questi pensieri; l’artista, in una tela di dimensioni possenti, le cui paste alte concorrono a dare spessore e autenticità al sentire dei giovani smarriti e straniati che vi sono rappresentati, mostra i campi di rieducazione in cui, durante il regime di Ceausescu, venivano rinchiusi i dissidenti e i non allineati. L’artista, nato nel 1989 a ridosso della fine della dittatura, porta in sé una prospettiva molto ravvicinata degli eventi tragici e dei dolori subiti dalla propria terra e dal proprio popolo. E’ una visione la sua non elaborata dal tempo, non ancora inserita nella storia e proprio per questo particolarmente vivida e di subitanea percezione. La condizione degli occupanti i campi di rieducazione, come i campi di sterminio e comunque i campi di prigionia di ogni guerra e ogni tirannide, è del tutto sovrapponibile a quella dell’homo sacer: Uomini, non persone, in un limbo che precede la morte ma che non è più vita; sottoposti all’arbitrio di chi detiene il potere e stabilisce che la loro esistenza non è meritevole di alcuna tutela (l’eccezione appunto).

L’opera di Ciutu verrà esposta da sola, come una pala d’altare in un tempio laico che accoglie e raccoglie chi ha fede in qualunque dio, chi non ne ha e chi ha fede solo nell’uomo. A coronare l’esperienza del visitatore sarà l’allestimento intimo e raccolto della serie dei bozzetti d’artista posizionati in uno spazio predisposto come fosse un abside dietro la grande tela. L’accesso ‘segreto’ consentirà al pubblico la rivelazione del lavoro preliminare che ha condotto Ciutu alla realizzazione dell’opera monumentale.

L’ambivalenza del termine sacer, fra consacrato e maledetto, fra puro e impuro, viene così anche visivamente rappresentata e rafforzata mediante l’allestimento in un interno cultuale ospitato in un’architettura industriale rigenerata (L’Atelier Montez), sita in una ex periferia, distante ma comunque contenuta nella Roma della fede.

Evento in collaborazione con Atelier Montez

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