PRISONERS Installazione diffusa di arte pubblica, by Joshua Cesa

25.01.2017 | News

29.07.17 / 30.07.17, Dalle ore 14.00 alle ore 18.00, l’installazione sarà fruibile presso la Fortezza di Chiusaforte (visite guidate gratuite sempre disponibili direttamente in loco).

Per giungere alla fortezza, si suggerisce la consultazione del sito www.itinerarigrandeguerra.it

L’installazione Prisoners scaturisce dall’esigenza di indagare l’esperienza della prigionia in senso percettivo. partendo dal vissuto storico della Grande Guerra, si innesca una riflessione sull’idea della reclusione, costante invariabile e implicazione di tutti i conflitti, che ha impattato sulla sfera quotidiana e al modo in cui oggi percepiamo il mondo.

Installate nello spazio della fortezza, le strutture cubiche poste a terra, squadrate e monolitiche, si aprono al dinamismo mostrando l’immagine dei numerosi prigionieri che dal loro interno, disperati, cercano l’uscita.

L’imbattersi casuale nelle opere, induce a riflettere sul paradosso dell’incontro-scontro tra la libertà del visitatore e la condizione esasperata, fuori da ogni tempo e da ogni luogo, del prigioniero, risvegliando così una preziosa – seppur scomoda – memoria storica: nella terra di confine di estremo nord-est, nelle selvagge Alpi Giulie dove Italia, Slovenia e Austria collimano, fondendo culture, costumi e un passato storico fatto di migrazioni forzate e di presidio bellico, l’altitudine della fortezza costringeva ad un freddo esilio montano militi e civili depauperati dall’austerità dell’inverno e delle risorse alimentari. Dal severo monte su cui sorge la Fortezza, si apre il panorama desertico e cristallino del letto fiume (controllato a vista da quei guardiani che erano al contempo prigionieri del forte), in una sensazione di ambivalenza e poli-vocalità della storia.

Un contenitore come metafora di tutte le reclusioni, non solo quelle dovute alle guerre conclamate ma anche a quelle sommesse, in un tempo in cui l’uomo è soprattutto prigioniero di sé stesso.

Quali sono dunque i confini di una cella? I lati dei cubi rappresentano forse il limite fisico e intrinseco del nostro essere nel mondo, il video in movimento può rappresentare invece l’aspirazione ad affrancarsene. Due linguaggi convivono in un’opera: la fissità e la perfezione della figura geometrica, unita ai gesti disperati e imperfetti di chi sa di non potersene liberare né di poter essere ascoltato. È questa la prigione, senza prospettive, che l’artista racconta rivisitando uno scenario di uomini carcerati/carcerieri, come quello di cento anni fa, quando l’Europa si presentava come una grande prigione a cielo aperto, con più di 15 milioni di persone incarcerate in prigioni di guerra, e altrettante intrappolate nelle loro case occupate, nei campi di evacuazione e di lavoro forzato.

I cubi sono contenitore e contenuto, e ciascun prigioniero è portatore di una propria storia: ogni prigione è diversa, ogni storia è diversa. Quando dopo a qualche ora l’installazione tace, spariscono i volti e, insieme a questi, la loro storia. Un’opera multimediale che quotidianamente muore e quotidianamente rinasce insieme a chi la abita.

L’installazione si manifesta in modo inaspettato, induce un pensiero primordiale forte e disperato che rammenta a ogni uomo che il proprio stato naturale è la libertà.

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In collaborazione con il Comune di Chiusaforte

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