20 – 23.04.17 / Inaugurazione: giovedì 20 aprile alle ore 18.00
presso il Comune di Gradisca d’Isonzo, via Marziano Ciotti 49
Per l’occasione, un breve talk con gli artisti
L’installazione sarà fruibile presso il Torrione San Giorgio (indicazioni sull’ingresso in Largo Porta Nuova), dalle 16.00 alle 20.00
L’opera PAN-ὀπτικός nasce dal tentativo di evocare sonoramente (e ricostruire nella mente dell’uditore) l’architettura di prigione ideata dal filosofo e giurista J. Bentham alla fine del XVIII secolo, nata come proposta atta a rendere più efficienti, economiche e sorvegliabili le carceri.
Questa struttura ideale, che ha sancito il passaggio alla prigione della modernità, fu concepita in modo tale che un singolo sorvegliante, pur rimanendo fermo al centro dell’edificio, fosse in grado di controllare contemporaneamente tutti i detenuti nelle celle sviluppate ad anello attorno allo spazio centrale. Le celle divennero in questo modo trasparenti: la privacy dei prigionieri, la protezione della loro intimità (e dunque della loro identità più profonda) scomparì del tutto, alimentando un pericoloso processo di oggettualizzazione e de-umanizzazione del prigioniero.
L’opera lavora attraverso una stratificazione profonda dei suoi significati, offrendo diversi piani di lettura: sono almeno tre le matrici intrinseche di questo intervento di arte pubblica, così immateriale e invisibile, eppure così complesso.
La prima chiave di lettura, è di carattere sensoriale: per evocare la crudele architettura del PAN-ὀπτικός, Greta Lusoli proietta nello spazio prossemico del fruitore un suono vibrante, profondo, aspro e sgradevole, che evoca segnali d’allarme naturali (è forse corretto dire che questo suono pare la summa dei segnali d’allarme prodotti dal mondo animale, comprendendo anche quel mondo animale primitivo che si è estinto), facendo risuonare nella cassa toracica e nella memoria di chi si avvicina echi universali, archetipici, di primordiale forza.
D’altro canto, la scelta di questa architettura come simbolica di una realtà non vista, non considerata (ma fin troppo comune nella nostra contemporaneità) assurge con evidenza dalla proporzione matematica e concettuale con cui il suono viene reiterato nello spazio: i minuti di un anno sono stati divisi per il numero dei prigionieri che ogni anno, oggi, cadono vittime dei conflitti. Il suono viene emesso infatti ogni 5 minuti e 53 secondi, sottolineando la spaventosa quantità di prigionieri di guerra che ancora oggi perdono la propria libertà nei conflitti armati.
Ancora, una matrice percettiva e metaforica molto importante riguarda la dissociazione delle polarità vedere-essere visti: la vastità dei conflitti nel mondo, pur non potendo essere abbracciata per intero con i nostri occhi, viene percepita chiaramente dalle nostre menti attraverso il suono, ed evocata con forza nelle nostre emozioni attraverso la scelta dei luoghi specifici in cui il suono viene proiettato –e con i quali l’installazione si pone in naturale contiguità, a sottolineare quella loro identità invisibile ad occhi nudo, che coincide il loro portato storico, ancora aleggiante nei luoghi di conflitto come una coltre invisibile ma persistente.
Cento anni fa, l’Europa si configurava come una grande prigione a cielo aperto: quasi quindici milioni di persone vivevano intrappolate nelle inumane carceri di guerra, e altrettante, civili, tra campi di rifugiati e campi d’evacuazione, tra le propria mura domestiche, intrappolate in una realtà di distruzione e di privazione.
Da sempre terra di confine, cinta da forti mura già nel 15°secolo: la barriera naturale dell’Isonzo non bastò a difendere Gradisca, preziosa cittadina e perla di diversità culturale che durante il primo conflitto mondiale era parte dell’impero Austroungarico, e venne poi data alle fiamme dall’esercito italiano in ritirata da Caporetto. Fortezza strategica in molti conflitti, a partire dalle guerre dell’Impero con la Serenissima, tra le sue mura venivano rinchiusi i prigionieri. Qui nasce la riflessione che attraverso l’eco aspro del Panopticon nel torrione di San Giorgio, ci trasmettono l’inquietudine che ha segnato questa terra di confine.
In collaborazione con il Comune di Gradisca d’Isonzo